Idee

È curioso come tutte le idee mi vengano fuori sempre mentre sto studiando. Badate bene, nel 99% dei casi non hanno nulla a che vedere con quello che c’è scritto sui libri, ma le idee nascono così, a caso. Capita che a volte mi sveglio la notte e, non riuscendo a riprendere sonno, mi ascolto un po’ di musica… una valanga di idee ne escono.

Bello“, penserete, “è sicuramente una buona cosa!“. Sbagliato! Pensare a tutto questo mi distrae dagli studi che, per quanto noiosi, mi servono per avere una laurea e, a quanto dicono, una laurea ti fa trovare un lavoro migliore. Sarà, ma io a 21 anni ancora non lavoro e vivo in casa coi miei perchè non riuscirei a mantenermi.

Comunque, a farla breve, alla fine cedo e mi metto a divagare in lungo e in largo, pensando a progetti che magari mai attuerò, anche se vorrei. Ivan, mio fedele compagno d’università, lo sa bene e la cosa bella è che quando gli espongo i miei progetti lui si trova sempre interessato e condivide le mie idee, mi da una mano e cerca di aiutarmi a realizzarle. Sarei contento – e onorato – di lavorare un giorno con lui, è davvero una grandissima persona.

È anche vero che coi sogni non si campa, ma si sa mai… magari…

 

C’era un tempo

C’era un tempo in cui chi se ne frega di tutto. Bastava andare a giocare a pallone con gli amici e si era contenti. Ci si sedeva sulle panchine a sorseggiare Esta The parlando di totali idiozie perchè di altro non si parlava.

C’era un tempo in cui la bicicletta era l’unica cosa che ti servisse per poter raggiungere qualunque destinazione, chi se ne frega se si trova a centinaia di kilometri di distanza.

C’era un tempo in cui il computer era solo un mobile in casa che desideravo smontare a tutti i costi perchè non mi capacitavo di come quel mobile potesse scrivere delle parole su uno schermo.

C’era un tempo in cui le ragazze neanche interessavano, quasi fossero qualcosa di appestato e contagioso. Se anche solo rivolgevi loro un “ciao” tutti gli amici iniziavano a ridere e scherzare dicendo che l’amavi.

C’era un tempo in cui la scuola era una cosa poco impegnativa: andavi, passavi il tempo imparando a leggere, scrivere e contare senza neanche troppa fatica. Poi tornavi a casa, niente compiti e allenamenti di pallone.

C’era un tempo in cui l’estate era un periodo aspettato tutto l’anno, perchè significava 3 mesi ininterrotti di vacanza a spaccarsi dal ridere. Dove uscivi la mattina e tornavi a orari improponibili la sera, mezzo ammaccato per i motivi più oscuri ma attivo più che mai.

C’era un tempo in cui i genitori erano gli antipatici che non ti compravano i giochi della Play Station, ma di cui non avresti mai fatto a meno, anche se non l’avresti mai ammesso.

C’era un tempo in cui sapere l’inglese voleva dire saper giocare a Bingo e dire “hello”.

C’era un tempo in cui potevo ancora mettermi a pescare nel fiumiciattolo dietro casa mia senza il terrore di poter prendere qualche pesce radioattivo.

C’era un tempo in cui scrivevo storie perchè, sebbene fossi negato per scrivere, mi piaceva un sacco raccontare. Più a voce, certo, ma scriverle aveva il suo fascino.

C’era un tempo in cui la notte sognavo tanto e i sogni non mi rendevano triste.

C’era un tempo in cui i miei sogni erano diventare un ingenere aerospaziale perchè mi piaceva la parola “aerospaziale”.

C’era un tempo in cui solo coi sogni e le speranze riuscivo ad andare avanti. Ma a pensarci bene, quel tempo non è ancora finito.

Qualcosa mi sfugge

E’ da parecchi giorni, per non dire settimane, che non riesco a concentrarmi. La mia mente vaga, vaga, verso l’infinito e oltre (giusto per inserire una citazione completamente inutile).

Comunque, ritornando a noi, quello che mi sfugge è il perchè di tutto questo. Non riesco a capire perchè se mi metto davanti a un libro, anche con tutta la buona volontà, dopo 20 minuti o mi annoio, o mi viene sonno o inizio a vagare con la mente. Avete presente Scrubs, i sogni che fa JD? Ecco, uguale. Senza la parte omosessual-tendente.

Alla fine mi ritrovo nel letto, a dormire, sognando. Sogno sempre in questi giorni. Cose belle. Davvero. Cose che di fanno dire “Ma perchè questa ca**o di sveglia deve suonare?!“. Non sono capace di interpretare i sogni, non so neanche se voglio sapere veramente che cosa significhino. Non voglio neanche stare qui a raccontarveli, i miei sogni. Sembra presuntuoso ma, in fondo, sono miei. Condividerli con qualcuno significherebbe esporre troppo il proprio inconscio (o subconscio, non ricordo… è una di quelle robe che diceva Freud. Lui direbbe che ho dei complessi sessuali o chissacchè riguardante il mio pene. But I digress…).

Con questo che volevo dire? Niente, solo tenetevi i vostri sogni. Condivideteli, se volete, solo con le persone a voi più care che, magari, vi posso aiutare a interpretarli. Ma non raccontateli in giro, come una barzelletta ascoltata la sera prima al bar del paese.

Ecco, qualcosa mi sfugge. Il senso di questo post. Dovrebbe averlo, un senso. Ne sono convinto. Ma no, non è questo che mi sfugge. Quello che mi sfugge è, quindi, “Perchè continuo a sognare?“.

La tangenziale di Milano è il male

So che c’è di peggio, ma da uno che comunque è abituato al traffico modesto del Lodigiano trovarsi in Tangenziale Est a Milano nell’ora di punta e impiegare 10 minuti per fare 700 metri (sì, dovevo fare solo un’uscita), bè… diciamo che la cosa ti segna.

Peggio è quando alle 11 di sera decidi di riprendere la stessa tangenziale e scopri che il traffico è ancora tutto lì! File e file di camion, auto e furgoni in coda a passo d’uomo. Se poi ci metti pure i vari cantieri, che ti costringono a fare il giro dell’oca e ti mandano in pappa il navigatore satellitare, e la riduzione da 3 a 1 corsia allora stiamo freschi.

Comunque la Tangenziale non solo mi ha distrutto psicologicamente la mattina, ma anche stanotte è entrata nei miei incubi! Ho sognato di essere in coda e di prendere un’uscita in contromano per la disperazione! Robe da matti! Per il prossimo mese niente più tangenziali.