Sicuro di voler sapere?


Parliamoci chiaro. A tutti, o quasi, piace mangiare al McDonald’s. Quel bisogno irrefrenabile di schifo, unto, grasso e… deliziosamente buono! Allora perché, perché chiedersi che cosa c’è dentro questi panini? Davvero lo vogliamo sapere. Probabilmente se dichiarassero che la carne degli hamburger non è di mucca ma di topo, almeno una persona su due esclamerebbe: “Uhm, buona la carne di topo!”

Quindi è inutile far finta di moralizzarsi e andare al McDonal’s a comprare dell’insalata. Meglio farsi tentare da quei panini provenienti dal retro di un allevamento messicano senza licenza e non farsi domande…

Join McDonald’s responsibly!

Ciò che mi manca

Più volte ho espresso la mia felicità nell’andare in università. La possibilità di studiare materie che ti piacciono, la libertà di seguire le lezioni quando e come vuoi, l’assenza di fastidiose interrogazioni ogni santo giorno, ecc ecc…

Certo è che delle scuole superiori mi manca la gita di classe. Indubbiamente centra poco con l’istruzione… era invece un momento chiave dell’anno scolastico. Finite le vacanze di Natale il “punto di riferimento”, il momento tanto atteso, era proprio la gita di classe, e il passare quei 4-5 giorni via da casa con i propri compagni, bè, devo dire che mi manca proprio.

L’università ha questo difetto, non è fatta per creare una classe unita. Magari ci sono quelle poche persone con cui passi la maggior parte del tempo, ma non è una classe. Inoltre non ci sono le gite e, sebbene possa sempre prendere ed andare via da qualche parte per una settimana, andate voi a spiegarlo ai miei che di punto in bianco voglio partire senza ragione alcuna! Senza parlare delle finanze che scarseggiano sempre…

Insomma, in questo momento me ne andrei volentieri da qualche parte, ma devo rinunciare e aspettare quest’estate. Nel frattempo inizierò a pensare dove andare: magari un Interrail, oppure un giretto in macchina per l’europa, oppure un viaggetto oltreoceano… meglio iniziare a racimolare soldi =)

E ancora mi chiedo come faccia ad esser così diffuso

Anche se ci fossero stati dei piccoli barlumi di simpatia nei confronti di Windows, oggi sono evaporati come l’alcool ad agosto, facendomi ancora di più apprezzare il mio sistema operativo Linux.

Ecco il motivo:

PROBLEMA: Installare il programma P il quale dipende dai programmi P1 e P2.

Come ragiona Linux (nel mio caso Ubuntu):

  1. Chiedere l’autorizzazione all’utente.
  2. Verificare che P1 e P2 siano installati.
  3. Se P1 e P2 sono già installati passare al punto 4. Se non lo fossero, scaricare e installare automaticamente  P1 e P2.
  4. Scaricare e installare P e rimuovere i file d’installazione non più utilizzati.

Come ragiona Windows:

  1. L’utente deve scaricarsi il programma.
  2. Chiedere l’autorizzazione all’utente.
  3. Estrarre il pacchetto presente nel programma P e avviare tutte le procedure per l’installazione.
  4. Avvisare l’utente che P1 e P2 non sono presenti. Terminare l’installazione e dire all’utente di scaricarsi e installare P1 e P2.
  5. Scaricare P1 e P2 e avviare l’installazione.
  6. Chiedere autorizzazione all’utente.
  7. Chiedere autorizzazione all’utente.
  8. Chiedere autorizzazione all’utente.
  9. Installare (finalmente) P.
  10. Lasciare all’utente il compito di eliminare i file di installazione (P, P1 e P2).
  11. Chiedere autorizzazione all’utente.

E fu così che per installare un semplice programma l’utente ha dovuto strippare per 20 minuti, scaricando programmi a caso e autorizzando al computer ogni cosa, dall’utilizzo della tastiera allo sfruttamento della corrente per far funzionare il PC.

Windows informa: Vuoi autorizzare te stesso a leggere questo blog? (Si / No / Se clicchi si comunque io scelgo di No: IO so cosa è meglio per te)

Un grave errore

Ieri sera ero in palese anticipo sull’ora d’arrivo agli allenamenti e, poichè volevo farlo da tempo, ho deciso di passare giusto giusto 5 minuti (notate bene questo passaggio, 5 minuti…) al Mercatone Uno: il più grave errore della mia vita! Già, perchè al Mercatone Uno non è concepito il fatto che tu possa essere interessato a un solo genere di prodotto o che, di punto in bianco, tu abbia bisogno d’uscire. NO, tu devi farti tutta la strada che LORO hanno deciso di farti fare, passando dall’arredamento per il salotto, ai generi per il bagno fino ai sacchetti dell’immondizia.

Il problema è quando entri e ti rendi conto del tuo errore: appena passata la sbarra automatica che si chiude dietro di te, capisci di esser stato fregato. Non puoi tornare indietro, non c’è un’uscita senza acquisti se non di fianco alle casse, puoi solo andare avanti cercando di seguire quelle frecce che definiscono la strada da seguire e ridefiniscono il concetto che la strada più breve tra due punti è un circuito di montecarlo anzichè una retta.

Conclusione: il giretto di 5 minuti è durato un quarto d’ora buono, di cui i primi 5 minuti li ho passati a capire dove mi trovassi e che strada dovessi fare. La prossima volta mi porto un navigatore GPS.

La poltitica italiana è tutto un cartone animato

Direttamente dal sito dell’ANSA, quello che si dicevano oggi in senato durante il dibattito della oramai approvata legge porcata ad personam sul legittimo impedimento:

“La tensione del dibattito non ha però fatto perdere ai senatori la voglia di ironizzare nei confronti degli avversari politici dando fondo a citazioni e molti parallelismi soprattutto con il mondo dei cartoon: da ‘Alice nel Paese delle meraviglie’ ai ‘Promessi Sposi’. Per finire ai Puffi e a Willy il Coyote. Il presidente dei senatori dell’Udc Giampiero D’Alia paragona i legali del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo a Gargamella e Birba che “cercano di catturare i Puffi senza mai riuscirci”. Mentre Berlusconi è come il coyote “che fa di tutto” per prendere lo struzzo ‘Bip-pib, ma poi ”cade sempre nel canyon”.
(ANSA)

Ah, l’ho già detto che il legittimo impedimento è una cagata pazzesca? Sì? Bè, lo dico ancora. E’ una cagata pazzesca!

A volte rimani veramente stupito

Devo dire che oggi sono rimasto amabilmente sorpreso dalla rapidità con cui la Line mi ha portato a Milano sebbene ci fosse la neve. Solitamente, in caso di avverse condizioni di tempo (che vanno dalla bufera di neve al bimbo a cui si è staccata una pellicina), impiego gli anni per arrivare. Oggi invece no! Tutto regolare, perfettamente nella norma; anzi, sembrava che tutti gli automobilisti fossero più veloci oggi. Paragonata alla volta scorsa in cui ho impiegato 5 ore e 20 minuti per rincasare, oggi ho preso una specie di TAV dell’autobus! Bah, le stranezze di Milano.